Editoriale pubblicato su “La Vita Diocesana del 14 Maggio 2017 n.9

“Dove il cristianesimo non rinasce, marcisce”, così Pasolini sostenne.  Sicuramente questo marcire non va nel senso del “chicco di frumento che marcisce in terra e muore per dare frutto”. Va piuttosto nella direzione del “lasciar essere il male come unica realtà” in tutti i settori della vita, sia profani che religiosi (avendo ancora questa distinzione un significato). Se il cristianesimo non rinasce sempre nuovamente non è il cristianesimo del “Cristo irriducibile”, ma è solo mille volte contraddizione della salvezza che Dio è venuto a portare nel suo Figlio Gesù di Nazareth. Non è il cristianesimo di Gesù risorto, perché “quel” cristianesimo salva gli esseri umani nella loro carne, nel dramma della loro esistenza, nell’inquietudine di cuori afflitti, dallo squallore di vite bruciate, dalla perversione d’intelligenze disorientate, in una parola, salva gli uomini da tutte le forme di brutalità e di barbarie di cui sono capaci, rendendoli, al contrario, testimoni del bene possibile, della carità e dell’amore.Ciò che Dio promette, compie. E’ vero per il credente. Eppure proprio il credente non resta quietato da questa certezza di fede.Gli occhi della fede gli consentono di guardare la realtà “nuda e cruda” con speranza, ma senza illusioni. La fede non è una visione distorcente: è lume e vede anche l’invisibile. Vede dentro tutte le cose e tutte le collega allo sguardo provvidente di Dio.Perciò s’interroga, quando prega Dio e Dio fa silenzio, e non risponde. Allora non smette di camminare verso la verità quando nota la “sconfitta di Dio” (Sergio Quinzio) in ogni tempo, se – come pare davanti al vociare immane della sofferenza nel mondo e della diffusa corruzione dei rapporti umani, anche religiosi-, si può disperare che Dio ci possa salvare.E non è questa la bella notizia, il Vangelo? Definitivamente fummo salvati in Cristo morto e risorto! E dove la vedi la salvezza, dopo duemila anni di cristianesimo? Le promesse di Dio sono sempre state sovrabbondanti promesse di giustizia, di felicità, di pace, di ricchezza. Ha saputo compierle, da quando conosciamo il suo intervento “diretto” nella vicenda umana in quella storia del popolo di Israele che, appunto, chiamiamo “storia della salvezza”?Dove fummo salvati, in quali momenti?Forse quando Dio ha combattuto le nostre guerre? O quando ha permesso che trucidassimo i nostri nemici (o presunti tali)?O quando, anche nel cristianesimo, si legittima la contraddittoria connessione tra “preghiera e malvagità”: “sulle labbra hai parole di miele, ma nelle tue mani hai spada sguainata”; “predichi l’amore e la misericordia e vivi di odio e di rancore”; “sorridi pubblicamente e dichiari il bene e, mascherato, colpisci nell’anonimato”.E così il cristianesimo marcisce.In verità il cristianesimo è Gesù e, se Gesù è irriducibile, lo è anche il cristianesimo.Sarà allora necessario salvare il cristianesimo dalla corruzione cui l’hanno costretto in tanti momenti della storia i religiosi cristiani (cattolici o ortodossi o protestanti che siano, benché noi dobbiamo parlare di noi stessi). Gesù ha predicato che “Dio è amore”, esattamente come Lui stesso lo mostra sulla croce e nello spezzare il pane: sempre amore, solo amore. Il Dio “guerriero” ha niente a che fare con il Dio di Gesù. Perciò, dunque, Dio ci salva se i cristiani s’impegnano “a lottare per Dio”, aiutandolo a svincolarsi dai legacci religiosi che ne hanno fatto come un burattino da usare “secondo noi”. Salvare, dunque, Dio da quelle maschere religiose con le quali lo mettiamo dalla nostra parte e contro i fratelli da annientare: fosse al grido islamico di Allah akbar o anche all’insegna del In hoc signo vinces.Per questo motivo il cattolicesimo convenzionale dovrà fare chiarezza, non solo sul proprio linguaggio religioso, ma anche sulle proprie tradizioni religiose, per non dire sulle proprie “immagini sacre”. Oggi, infatti, – solo per fare un esempio-, in un contesto di terrorismo internazionale, di una guerra mondiale realizzata a pezzi, con i venti rischiosi di una guerra nucleare, sarebbe interessante riflettere su senso (cristianamente insensato) dell’immagine e della statua della “Madonna delle milizie”. Specie pensando alle parole di Gesù: “amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano”, per essere cristiani e consentire a Dio di salvarvi.Ecco l’appello ultimo di Dio ai cristiani: “salvatemi”.Il Dio che è morto in croce per noi aspetta da parte nostra questa salvezza.Lo Spirito viene a Pentecoste per dotarci di tutta la potenza necessaria perché possiamo amare perfettamente Dio e, con quest’amore, amare i fratelli tutti. Solo quest’amore, frutto della fede cristiana, confermerà Dio come il Dio della salvezza.Perché è questa la salvezza: che io comincio finalmente ad amare come Dio, in Gesù, ha amato me.

+don Tonino, vescovo di Noto

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