Di che si tratta?

Per capirlo pubblichiamo l’Avvertenza

“Il lavoro di finzione – (“io nel pensier mi fingo”/ Leopardi)-, è frutto dell’immaginazione creativa o di una creatività immaginaria.

Non per questo non dice la verità dei fatti.

Solo la racconta a “suo modo”.

Non è un resoconto che voglia fare cronaca e pretenda dire come siano accadute veramente le cose. Tuttavia comunica una verità ancora più profonda che ogni resoconto su fatti accaduti potrebbe invece obliare e rendere irriconoscibile.

Ogni fatto porta in sé un significato. Alla vita dell’uomo interessano “i significati” dei fatti. Avvenimenti, il cui significato non è raggiunto o comunicato a qualcuno, è come non fossero mai accaduti.

“Quelle tracce” sono i significati/verità di fatti raccontati in una narrazione dedicata a un Capobanda, il Lupo, che ebbe la fortuna (per i cristiani si chiama grazia provvidenziale) di incontrare un uomo misterioso, un tale Corrado Confalonieri che da Piacenza era giunto a piedi a Noto, come attraverso un grande pellegrinaggio, anzitutto dell’anima, dopo la sua conversione.

Pare che Angelo, detto il Lupo, dopo l’incontro con Corrado, sia stato contagiato dalla stessa “bellezza” di vita e abbia voluto rifare lo stesso pellegrinaggio a ritroso, da Noto a Piacenza.

A Piacenza, dopo un certo tempo, Angelo fu raggiunto dai due figli di Anja e Bicocca, che da piccoli furono educati cristianamente a Palermo in un istituto di religiosi e divennero degli autorevoli letterati, l’uno romanziere, l’altro poeta.

A loro due si deve “questo resoconto a più mani” che parla di quell’incontro tra il loro padrino, il Lupo, e Corrado Confalonieri, riconosciuto dalla gente del territorio come santo già in vita e proclamato subito popolarmente Beato.

Si noterà nel racconto la diversa sensibilità del romanziere e del poeta.

Si tratta del patrono della Diocesi di Noto, originario però della Diocesi di Piacenza.

Le tracce indicano che qualcuno è passato di là: da Piacenza a Noto e da Noto a Piacenza.

Possa questa pubblicazione stringere ancor più strettamente in amicizia i due vescovi delle Diocesi di Noto e di Piacenza, perché il gemellaggio abbia frutti buoni di rinnovata solidarietà nella “sequela di Cristo”.

E le tracce di Corrado continuino a raccontare, generando sempre nuove storie di conversione e di amore”.

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