(Inesorabile fugit tempus)

 

Abita la morte

tutti gli istanti

-impavida spia

riempiti di vuoto

tra le cose

scorrono

e sfumano

al tocco di Campana

 

Immagina

la morte come vita

allora va capita

 

Gira il mulino

macera ogni tempo

la morte o la vita

più non vede

-l’intuito dell’occhio-

quella opposizione

unico il senso

avanza

una è la direzione

passa

nel tocco di Campana

 

Immagina

la vita come morte

il cuore sa – ora- della sorte

 

Quel tocco di Campana

è dura necessità

ma rende forte

-la morte vinta per la vita-

inabissa le porte

su ben altra Polarità

 

L’Amore è più forte

se -così- capita

non è più morte

è la Vita

 

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“Sola nel mondo eterna/ ove si volve ogni creata cosa/ in te morte riposa/nostra ignuda natura” (Leopardi). È una eternità distesa nel tempo, perché la morte che sarà è la stessa in ogni istante, da quando l’essere umano è concepito e nasce alla vita. La morte si rende presente “nelle fessure delle cose”. L’attaccamento alle cose manifesta l’opposizione della morte alla vita, la sua radicale inimicizia: il vivente vuole vivere e non morire, lotta contro la morte, prima e ultima nemica. Il tempo – spettacolo bellissimo della vita- è alleato prezioso della morte: fugit inesorabile e gli istanti scorrono. Quando la Campana suona tutto è finito, sparisce come neve al sole, come fumo al vento. È un istante quel tocco, l’annuncio di un momento che blocca la macerazione del tempo, nel mulino della vita. Licht mehr Licht (luce più luce), fu l’ultimo grido di Goethe morente, quale monito a una nuova immaginazione, per capire la morte come vita. Risuonano, per mirabile assonanza, sapienze antiche: “aiutami a contare i miei giorni e giungerò alla sapienza del cuore”. Si, i sapienti ci dicono che il pensiero della morte aiuta a vivere in modo autentico, senza perdere tempo in chiacchiere ridicole e superficiali. In verità, il “prurito dell’orecchio e della lingua” impedisce “il silenzio del cuore” e permette alla morte-nemica di abitare i nostri istanti, riempiti di vuoto, istanti da niente o del nulla della morte. Quando l’intuito della mente – vero occhio del profondo e di ogni Oltre- non oppone più morte e vita, allora la morte può diventare persino “sorella” nel linguaggio dei folli, i santi: “è tanto il Ben che dopo morte imploro/ che mi sento di morir perché non moro/ perché non moro”. La morte diventa amica della vita, compagna di strada per la vita, resa essenziale. Se – così- purificata, è arricchita e compiuta d’ogni vera bellezza nell’Amore. Amore (a-morior) è, infatti, “morte negata”, cioè è Vita, vittoria sulla morte per la vita. Solo l’Amore è vita, è la Polarità che rende forti, perché … più forte è l’Amore, per ogni vita, per la Vita.

 

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