“Il tempo ti cambia fuori, l’amore di cambia dentro /Basta mettersi al fianco invece di stare al centro/ l’amore è l’unica strada, l’unico motore, la scintilla divina che custodisci nel cuore”, così Cristicchi all’ultimo Festival di Sanremo con Abbi cura di me: una canzone all’amore universale che potrebbe essere indirizzata a chiunque, a papà, a mamma, a fratelli e sorelle, ad amici e, persino, a Dio. Per cambiare nel profondo, occorre “decentrarsi”. Cos’è, se non un richiamo all’egocentrismo istintivo degli esseri umani, tutti narcisisti?

Eugenio Scalfari nel suo dialogo con papa Francesco più volte mette in bocca al vescovo di Roma il comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso”, come fosse di Gesù, perché nella predicazione del Maestro di Nazareth c’è sempre l’agape e l’amore per gli altri, quale via unica ed esclusiva per amare Dio. Il miracolo che Gesù avrebbe tentato è quello della proposta di un narcisismo “riconosciuto come valido e positivo”, perché proietta l’amore di sé come “misura” dell’amore per l’altro. Per Scalfari, “Gesù non escludeva l’amore per sé, e come avrebbe potuto escluderlo visto che era uomo, fosse o non fosse il figlio di Dio?”. Si impegnò, allora, a far maturare l’amore per gli altri allo stesso livello dell’amor proprio. Il miracolo fallì, perciò sarebbe stato messo in croce, perché pretese andare oltre la natura della “bestia pensante”, così creata dal Creatore.

Dialogare è bello, perché si tratta di un ascolto -non “estetico”, ma piuttosto “estatico” – delle posizioni dell’altro, con la disponibilità a entrare nel ragionamento e coglierne i tratti di verità, magari maggiorando la dose critica della posizione altrui, perché si possa dire in tutta verità anche la propria.

È, dunque, vero che tutti gli esseri umani sono narcisisti, ma la fede cristiana (quella orientata da un sano “cristocentrismo obiettivo”, come lo chiamava l’indimenticabile maestro di spiritualità e di teologia, Giovanni Moioli) legge il narcisismo universale quale conseguenza per tutti dell’originale peccato di Adamo, esclusa Maria di Nazareth, la madre di Gesù, Immacolata (concepita senza peccato originale) e, ovviamente l’umanità di Gesù. Questo Scalfari non lo può sapere perché non crede alla rivelazione cristiana: l’uomo Gesù non è narcisista, non perché è Dio, ma perché la sua umanità viene “prima” del peccato di Adamo ed è l’immagine nella quale tutti gli esseri umani sono creati.

Certo, è fede cristiana, ed è dogma di fede, per dirla con una parola che fa tanta paura a quei “pensatori”, i quali, per ragionare, pretenderebbero autonomia e indipendenza assoluta da qualsiasi rivelazione, dogma e autorità e, forse, anche da ogni “ispirazione”.

Eppure sulla questione – “Gesù di Nazareth fu martirizzato e crocifisso per aver voluto testimoniare la scomparsa dell’amore verso di sé” -, Scalfari auspica di continuare il dialogo con papa Francesco. Nel fra-tempo che venga chiamato e si rinnovi la gioia dell’incontro con l’amico, si potrebbe però annotare due aspetti importanti del cristianesimo cattolico predicato dal vescovo di Roma:

  1. “amare il prossimo come sé stesso”, non è un comandamento di Gesù e, dunque, non appartiene alla novità della rivelazione cristiana che, invece, fa dell’amore di Cristo crocifisso la “misura” dell’amore verso i fratelli (amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi);
  2. Gesù è martirizzato per aver preteso eliminare il “narcisismo di Dio” e non piuttosto per aver voluto vincere quello dell’umano, così togliendo definitivamente a Dio la “maschera narcisistica” che fino ad allora gli uomini gli avevano sempre addossato.

Il narcisismo di Dio è il tema della critica religiosa nella sua predicazione e nella sua testimonianza: l’Abbà suo, il papà suo, non è narcisista, perché dall’eterno è “solo e sempre amore”. In quanto tale – Agape dall’eterno e nell’eternità della sua esistenza Amore trinitario- non si vendica, non manda il dolore, non gode della sofferenza di altri per mostrarsi potente, non determina la sciagura di popoli e nazioni e “non combatte le battaglie di Israele” per far capire chi è il più grande o, semplicemente, chi è Dio. Tutte queste cose sono compiute dai narcisisti perversi, i quali, per affermare sé stessi e la propria bellezza, risultano distruttivi di qualunque altra bellezza e potenza (anche umana).

Chi abbia studiato le tragedie greche di Sofocle, Euripide, Eschilo, o anche chi va a godersele ogni anno al teatro greco di Siracusa, capisce con immediatezza in che cosa consiste il narcisismo di queste divinità che sono più grandi degli umani solo per tracotanza, ma non per pietà. Gli umani risultano più “divini” degli dei per il dramma della sofferenza che sopportano a causa dei loro capricci (Divo Barsotti).

Senza sottolineare troppo il fatto che, quando si costituì l’anfizionia pubblica del popolo di Israele, si stabilì l’unità politica delle dodici tribù proprio sull’impegno di alleanza “a servire solo Jahvé e a lui solo rendere culto”. All’epoca – secondo gli studiosi- Israele non praticava il monoteismo (la fede nell’esistenza di un Dio unico), ma piuttosto l’enoteismo (la fede solo in Jahvé, pur riconoscendo l’esistenza di altri dei). Intanto Dio, nelle tradizioni delle rispettive tribù che ormai erano la storia unitaria dell’unico popolo, aveva ben mostrato di cosa era capace: per far uscire il popolo dal paese d’Egitto aveva sterminato gli egiziani nel Mar Rosso e prima ancora aveva mandato il flagello con il quale furono uccisi tutti i primogeniti (non solo il figlio innocente del faraone); per far entrare il popolo nella Terra promessa annientò interi popoli – “con mano potente e braccio teso”, pur si prega nei Salmi-, con battaglie combattute direttamente da Dio, il quale, come le divinità greche, entra nelle menti dei nemici di Israele, confondendoli, e facendo in modo che si ammazzassero tra loro; per non dire che il povero re Saul venne scartato a favore di Davide, per non aver passato a fil di spada uomini donne e bambini, dopo la vittoria sugli amaleciti.

A questo narcisismo di un Dio che dimostra con “tanto terrore e violenza” quanto è più grande rispetto a tutti gli altri dei, è di sicuro preferibile il narcisismo innocuo e tenero del Motore immobile di Aristotele del decimo capitolo della Metafisica. Questo Dio pensa solo sé stesso – Atto puro di pensiero-, e non può avere altro oggetto di pensiero se non sé stesso. Tutto si muove verso di Lui, attratto nell’amore per causalità finale – tutto proprio tutto, le sfere, le costellazioni- e Lui non lo sa, non lo deve sapere, non lo può sapere, diversamente si muoverebbe, verrebbe mosso dall’affetto amoroso e questo è inammissibile filosoficamente.

Quando giunse Gesù e spiegò bene il volto vero di Dio al Sommo sacerdote, questi decretò la sua condanna a morte, perché Gesù aveva davvero “bestemmiato Dio”. Il motivo della condanna fu teologico: riguardava il volto santo di Dio. Nella sua bestemmia, Gesù aveva detto che Dio è solo e sempre amore e perciò era finito il suo narcisismo (quello tenero e quello crudele): non è più possibile praticare violenza in nome di Dio, dopo l’ultima e definitiva violenza che ora veniva praticata sul Figlio di Dio, messo in croce come un maledetto. Questa verità teologica sul volto vero di Dio, oltre ogni maschera, ha la conseguenza immediata nel superamento del narcisismo antropologico, attraverso l’amore verso il prossimo, come ora il nuovo volto di Dio richiede: l’amore che spinge il dono della vita fino a morire per gli altri e, dunque, non più “amare il prossimo come si ama se stessi”, ma disponibili anche ad amarli “più di sé stessi”, come ha fatto Gesù crocifisso.

La dottrina trinitaria chiarisce bene “il mistero” dell’incurabile narcisismo di Dio: non basta infatti che il Padre generi il Figlio, come altro da sé in sé (il Figlio, infatti, è tutto per il Padre e potrebbe essere lo specchio della sua auto contemplazione narcisistica); affinché questa generatività vinca il narcisismo, è necessario che la generazione eterna del Figlio, faccia procedere dal Padre e dal Figlio, un’altra persona, lo Spirito santo, la persona dell’amore o l’Amore in persona. Sarà proprio lo Spirito Santo, amore effuso nel cuore degli uomini, quale Maestro interiore, a istruirli e aiutarli ad amare con lo stesso amore con cui Dio ha amato loro in Cristo, permettendo loro di sconfiggere il narcisismo con la generatività di un amore fecondo.

di don Tonino, vescovo

 

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